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Una testa di sciacallo sopra al corpo di un uomo: così gli egizi disegnavano Anubi, il dio che presidiava le imbalsamazioni dei defunti. Le religioni seppur nella loro eternità non sono indistruttibili sulla terra, ed in un non precisato momento della storia antica, qualcosa dev’essere inevitabilmente cambiato perché di Anubi non ss’è sentito più parlare. No, non mi sono tramutata in un’egittologa nella notte: è che mesi fa mi è capitata una cosa strana, ho letto un fumetto. Molte persone lo fanno, io finora non lo avevo per nulla considerato possibile: avevo dato giusto qualche sguardo ai Dylan Dog di mio padre e letto la Pimpa da bambina sul Corriere dei Piccoli.

“Anubi” di Marco Taddei (autore dei testi)  e Simone Angelini (autore dei disegni), edito da GRRRz nel 2015  è il fumetto che mi ha fatto amare il fumetto e non so se potrò mai perdonarglielo. Non mento però, non ho fatto nessuna ricerca : mi sono semplicemente imbattuta nel dio egizio  perché i suoi autori sono abruzzesi e perché lui ormai, il dio, vive sulla costa adriatica. Nostalgico della sua terra a cui non fa ritorno da anni, il dio cane non gode di nessun privilegio per essere un’ex divinità, e ogni giorno, fiumane di campari alleviano forse un po’ il contrasto tra il vuoto del suo frigorifero e la pienezza della sua sorte.

 

Giorni fa ho intervistato gli ideatori, Marco e Simone. E a sentirli parlare  mi è venuta voglia di rileggere un’altra volta Anubi

 

La frustrazione di una divinità ed il suo decadimento mi ricorda l’insoddisfazione post-moderna di chi ha accesso a tutto. E’ così?

M – Anubi non ha accesso a niente se non alla sua sua stessa miseria, alla sua stessa pochezza, alla sua sconfitta perfetta.

S – Ecco, considerando che ha la fortuna di non avere un Pc, uno smartphone, una tv (che gli hanno rubato), sta messo meglio di noi, non si deve sorbire passivamente questa società multilivello di rockstar 24 ore su 24

 

Anubi ha un’essenzialità primitiva, sia nel tratto che nelle parole. Cosa vi si nasconde sotto?

S- La volontà di fare un fumetto senza ammiccamenti, addobbi e cose superflue. Una storia ben solida, con dialoghi asciutti e disegnata cercando l’essenzialità del tratto ed uno storytelling universale, facilmente accessibile.

M – Anubi non nasconde, anzi mostra le ossa.

 

La provincia annoiata e mediocre lascia che un dio-cane sorseggi perennemente Campari in uno dei suoi bar…

M – Se non ci fosse la provincia annoiata, Anubi non avrebbe nemmeno un posto dove andare a sorseggiare i suoi camparini avvelenati di mediocrità.

S – W la provincia annoiata, w i suoi mostri e w le sue perle!

 

 

Non torna da secoli in Egitto e vive emarginato, ha solo amici sociopatici. Il suo destino non è lontano da quello degli immigrati?

M – Penso che gli immigrati abbiano problemi anche a procurasi l’acqua da bere, Anubi almeno una cuccia, un bar, un lavoro al mattatoio ce l’ha. Il suo destino è aperto, quindi idealmente di speranza, cupa, feroce, nichilista “speranza”.

S – Siamo tutti immigrati, o lo saremo presto, e Anubi è uno di noi.

 

Che succederebbe ad Anubi se andasse a San Salvo?

M – Si sentirebbe a suo agio. Ma anche se andasse a Vasto, o Pescara, o Fano, Rimini, Pesaro, Istanbul, Mosca, New York ci starebbe a pennello, ovunque nel mondo c’è una culla a pressione per il suo spirito ribollente.

S – A San Salvo troverebbe un habitat non dissimile da quello Vastse/Pescarese. La città che gli abbiamo creato per le sue disavventure è assimilabile a qualsiasi altra della costa adriatica abruzzese. Sulla rivista Linus gli abbiamo fatto fare una gita a San Remo, mentre pochi giorni fa l’abbiamo scarrozzato in Lombardia in occasione del Bergamo Film Meeting, e si è trovato molto bene!

 

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