Franz Krauspenhaar – Grandi Momenti: la letteratura vera scampata al compromesso

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Non ne posso più di questa non-violenza di comodo, di questi fascisti in doppiopetto che fanno lingua in bocca con questi sinistrini senza palle, senz’anima, troppo ricchi, grassi, pasciuti, troppo fascisti anche loro, troppo vigliacchi“.

E’ da questa istantanea impeccabile sui nostri tempi che non posso fare a meno di partire, quando penso a “Grandi momenti” di Franz Krauspenhaar, edito da Neo Edizioni. L’ho letto in un giorno e l’ho portato con me in borsa, pur avendolo terminato. Dopo qualche giorno, l’ho riletto nuovamente, andando a sottolinearne i passi più intensi. Dopo l’infarto, il protagonista del libro, lo scrittore Franco Scelsit, sopravvive allo shock ed ha altri occhi con cui guardarsi intorno e soprattutto indietro. Trascina il suo presente in una vita affaticata e vuota, inframezzata da brevi picchi di piacere, e ricerca, senza saperlo, il luogo eletto in cui trovare il senso della propria esistenza. Con altri sopravvissuti ai  crampi del cuore, si incontra di tempo in tempo, in una sorta di rituale anonimo , la “cardiopizza”, e colma un poco la tensione esistenziale.   A tendergli continuamente insidie infatti,  è il rifiuto nei confronti della vita e l’incapacità di affrontarla come gli altri, manichini perfettamente a proprio agio nel marchingegno  in attività, una vita dove nulla esiste nè trova il suo centro,  fagocitata da vuoti indifferenti ad ogni angolo di strada.

 Mi immagino sempre, quando leggo pagine così lucide e coraggiose, intolleranti all’ipocrisia e ai tratti più beceri del nostro presente, che per leggere certe cose bisognerebbe averne il diritto, ma questa è un’utopia e chissà pure se troppo pretenziosa.  Dopo aver letto “Grandi momenti” ho pensato a Bianciardi, quando nel 1962 pubblicò “La vita agra”, romanzo autobiografico in cui il protagonista lascia la provincia per andare a vivere a Milano e ci va per vendicare i minatori morti nella sua cittadina,  durante un esplosione causata da condizioni di lavoro poco sicure; a Milano infatti, ha sede l’industria chimica proprietaria della miniera ed è lì che l’anonimo protagonista vorrà mettere in piedi un piano davvero “esplosivo”, per donare ai dirigenti lo stesso destino degli operai deceduti. A pochi mesi dalla pubblicazione, “La vita agra è  subito best seller ma Bianciardi capisce ben presto che il suo libro non ha avuto l’effetto desiderato, non ha scosso abbastanza le coscienze o, se lo ha fatto, non ha messo i contestati nella condizione di indietreggiare nè i lettori in quella di agire e non solo di dichiararsi a parole, in accordo con certe idee.  Franz Krauspenhaar mi ha ricordato con “Grandi momenti” che esiste e resiste ancora una letteratura vera, con reale valore sociale, quella senza fronzoli nè orpelli inutili, quella che con la penna/ spada racconta le verità più celate, una letteratura che vive affianco ad un’altra meno impegnativa che impera tra le fila di un altro volto della narrativa contemporanea , la più produttiva, che dibatte su se stessa , non potendo fare altrimenti,  e  che poco muove.

Vorrei per Franz Krauspenhaar e per i suoi “Grandi momenti”(si lo so, sto sperando e lo sto facendo davvero) ,  il riconoscimento meritato e legittimo della sua vera verità.

Valentina Di Cesare

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