Finalmente il libro su Ivan Graziani che tanto mancava.

 

2016-04-23 12.33.26

Sono sempre  molto grata a chi scrive cose importanti con chiarezza. Contrariamente a quel che si crede, non è una dote così diffusa, al contrario è piuttosto frequente imbattersi in testi critici infarciti  di enciclopedismi sterili che fanno antipatia già da lontano. Paolo Talanca è l’autore di un bel testo critico su Ivan Graziani, intitolato “Ivan Graziani: il primo cantautore rock” , edito da  Crac ed ha quelle rare caratteristiche di cui parlavo sopra.  Come già afferma Scanzi nella bella prefazione al libro,  “Talanca è abruzzese come Ivan, e probabilmente non poteva essere altrimenti. Firma ai gusti solitamente classici, l’autore fornisce qui una ricognizione rapida e mai banale di un artista senz’altro eretico: prima musicista e poi paroliere…”. 

Paolo parte dagli esordi del cantautore teramano, non prima di aver ben sintetizzato la situazione della canzone d’autore italiana di quei tempi, che per usare le sue parole   riferite ai cantautori in attività dalla fine degli anni ’50 in poi “…Cambiano tutto : sia le parole sia la musica. Per ciò che riguarda le parole rifiutano completamente la melodrammaticità forzata e melensa , scrivendo testi che vadano bene per essere cantati , ma dallo spirito più colloquiale.”  Ivan, classe 1945,  vive sulla propria pelle il cambiamento in atto nella musica italiana , divisa tra la tradizione melodica e una sorta di rivoluzione cantautoriale in atto. La canzone d’autore italiana però, come ci spiega bene Paolo, si concentrava su tematiche che Ivan non sentiva di volere esprimere: la politica che tanto affollava i testi altrui, non era nelle sue corde, l’esigenza di parlarne non c’era, mentre vi era piuttosto una tendenza a raccontare tematiche sociali, con un linguaggio diverso, immediato, talvolta selvaggio e poi puro e subito dopo no.

Ivan decide di seguire la sua unicità, la sua strada diversa e personale, chissà che fatica accettarla!  I capitoli  del libro  narrano  gli intenti di Ivan, i primi brani incisi e poi il suo ingresso ufficiale nel mondo della musica, quello delle produzioni importanti : per ogni album Paolo fa analisi interessanti ed autentiche, che spaziano dall’uso della voce (il famoso falsetto di Ivan) alle fonti di ispirazione più disparate, accenni alle vicende private e dichiarazioni bellissime e rivelatorie dalle quali non si dovrebbe prescindere prima di ascoltare anche una sola delle sue canzoni.  Non vorrei sembrare eccessiva nel dire che, a sdoganare Ivan, poteva essere soltanto un abruzzese come lui, capace di raccontare senza retorica i perchè di certe scelte e di certe parole. Nelle canzoni di Ivan c’è l’Abruzzo, non la mera celebrazione di un territorio né tanto meno l’idealizzazione:  c’è concretamente l’essere abruzzesi, ciò che può significare nel senso più vero del termine.

Ho scritto questo articolo  con  “Fuoco sulla collina” in loop, canzone che d’ora in poi ascolterò in maniera diversa, insieme a tutte le altre , perchè ho finalmente capito.  E ne sono grata a Paolo.

Valentina Di Cesare

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